Alla “Bottega del libro” Paolo Miggiano racconta la storia di Annalisa Durante, vittima innocente della camorra

Paolo Miggiano

Cernusco s/n, 24.01.2017 – È stato un lungo viaggio, da Caserta a Cernusco sul Naviglio, quello di Paolo Miggiano, originario del Salento, laureato in Scienze dell’Investigazione, con master in Criminologia e in Valorizzazione e gestione dei beni confiscati alle mafie, poliziotto e giornalista pubblicista, che sabato 21 gennaio è stato ospite alla “Bottega del libro” della rassegna “Clio Social Book”, ovvero libri il cui ricavato serve a sostenere progetti sociali.

Intervistato dal giovane giornalista di “Fuori dal Comune” Matteo Occhipinti, davanti a un pubblico partecipe e interessato, Miggiano ha parlato a lungo del suo libro Ali spezzate – Annalisa Durante. Morire a Forcella a quattordici anni. Ali davvero spezzate, quelle di Annalisa, morta a soli 14 anni la sera del 27 marzo 2004 sotto casa, nel quartiere di Forcella, in pieno centro storico di Napoli, uccisa per sbaglio durante una sparatoria tra clan camorristici rivali.

La vicenda di Annalisa è simile a quella delle molte, troppe, altre vittime innocenti che la camorra miete ogni anno, e, soprattutto, «è una vicenda che deve far riflettere», dice Miggiano. Perché Annalisa «non muore per caso, perché, come si suol dire, stava al posto sbagliato al momento sbagliato: muore perché stava dove doveva stare una ragazzina di quell’età, ovvero dove le aveva detto di stare la madre, cioè sotto casa».  È lì che si consuma la tragedia, perché proprio di lì passa Salvatore Giuliano e si ferma a parlare con Annalisa, la cugina e un’amica che erano con lei. Salvatore era all’epoca l’ultimo erede dei Giuliano, un clan molto forte e attivo in tutti i settori dell’illegalità. Nella guerra che a Forcella vedeva ormai da parecchi anni contrapposti nel traffico della droga i Giuliano a un altro clan camorristico, i Mazzarella, Salvatore Giuliano diventa il bersaglio dei Mazzarella, che decidono di gambizzarlo, per dare una lezione a suo zio Ciro “o Barone”, colpevole di aver tentato di rimettere in piedi il clan dei Giuliano dopo l’ondata di arresti che l’aveva colpito. Avvertito dal fratello che quattro ragazzi in motorino stavano andando a sparargli, Salvatore si nasconde dietro un’auto parcheggiata sotto casa di Annalisa; da lì estrae la pistola e spara: il primo colpo rimbalza sul tettuccio dell’auto e colpisce Annalisa di traverso alla tempia, uccidendola. In casa, il padre di Annalisa, Giovanni, avverte dei colpi, ma pensa che siano mortaretti esplosi per festeggiare la vittoria del Napoli sulla Sampdoria; quando si affaccia alla finestra vede invece sua figlia stesa per terra senza segni di vita. L’autore ha voluto aprire il libro proprio in questo modo, per «scuotere le coscienze» – dice – «per fare avvertire anche solo lontanamente quello che hanno avvertito i genitori di Annalisa, quello che provato suo padre quando ha sceso tremando le scale ed è svenuto davanti al corpo privo di segni di vita della figlia. È un pugno nello stomaco che ho voluto dare a quella gentaglia e soprattutto a quelli che hanno responsabilità di governo e potrebbero arginare tutto questo». Già, perché quando pensiamo che Forcella è il centro del commercio illegale della città, dove si vende merce rubata e contraffatta, dove si traffica con tutto, viene da chiedersi se questo degrado sociale sia solo «distrazione sociale» o piuttosto, come denuncia Miggiano, «assenza dello Stato» in un quartiere popolare i cui colori dominanti sono purtroppo «il rosso del sangue marcio dei criminali e di quello innocente delle vittime, e il nero dell’illegalità, del commercio illecito».

Il libro non racconta solo la drammatica storia di Annalisa, la storia della vita troppo breve di una ragazzina come tutte le altre, che sul suo diario scriveva che se ne sarebbe voluta andare da Forcella. Racconta, soprattutto, ciò che è successo dopo la sua morte, la storia di una rivoluzione mancata, l’ennesima rivoluzione mancata a Napoli. Subito dopo la morte di Annalisa, Forcella diventa, infatti, quasi il centro del mondo: vi arrivano televisioni da molti Paesi, vi sfilano i politici, vi vengono organizzate fiaccolate in memoria della ragazza, si crea un movimento sociale che fa sì che si raccolgano le firme per cacciare la camorra e che si rompa finalmente il muro dell’omertà; i Mazzarella e i Giuliano si dileguano. Peccato che però, quando si spengono le telecamere e i giornalisti se ne vanno, tutto torna come prima.

Tre figure, centrali nel libro, hanno tuttavia continuato, con il loro impegno e il loro coraggio, ad alimentare la speranza che qualcosa possa veramente cambiare: Don Luigi Merola, allora parroco di Forcella, che dopo la morte di Annalisa attaccò la camorra e cercò di convincere i giovani a non assumere né spacciare la droga, subendo intimidazioni e finendo sotto scorta; il giornalista Arnaldo Capezzuto, che si è occupato della vicenda di Annalisa e, nonostante le minacce ricevute, ha continuato a denunciare quello che accade a Forcella. E, soprattutto, il padre di Annalisa, Giovanni, che da Forcella non si muove e lotta per il riscatto sociale e culturale del quartiere. Dopo aver realizzato una mostra fotografica su Napoli, esposta in un ex cinema ristrutturato del rione, raccoglie le foto in un cd a cui mette il marchio SIAE, lui che prima vendeva cd falsi. Ma, soprattutto, decide di raccogliere libri da dare ai figli dei camorristi, con la speranza che la loro vita possa cambiare. Iniziano ad arrivare libri da tutta Italia e non solo (anche l’Associazione “Clio” ne ha donati) e Giovanni crea nell’ex cinema una biblioteca in memoria della figlia. Quando non c’è più posto, inizia a lasciare i libri in giro, nei bar, sulle panchine, alle stazioni, con un biglietto che invita a leggere il libro e poi a passarlo a un’altra persona, perché «la cultura salva le anime», e può anche essere la leva del riscatto sociale di un quartiere. Non resta allora che sperare che le istituzioni mantengano qualche promessa e diano un contributo concreto e duraturo per far sì che la biblioteca possa creare lavoro, «dare una possibilità ai ragazzi di Forcella, anche a quelli con la fedina penale macchiata, perché una possibilità di riscatto va data a tutti», afferma Miggiano.

Be the first to comment on "Alla “Bottega del libro” Paolo Miggiano racconta la storia di Annalisa Durante, vittima innocente della camorra"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*