Andrea Vitali e il suo “piccolo mondo” ospiti alla Bottega del libro.

L’incontro con il noto scrittore bellanese ha concluso la prima stagione della rassegna letteraria “Le pagine di Clio”, che dopo la pausa estiva tornerà a settembre. Quale modo migliore per la scrittrice Loredana Limone di concludere, prima della pausa estiva, la rassegna da lei curata“Le pagine di Clio”dell’incontro con quello che definisce il suo «Maestro», Andrea Vitali?

La calura di sabato 9 luglio non è riuscita a fermare i molti cernuschesi accorsi alla Bottega del libro per incontrare dal vivo la “penna d’oro”, che,davanti al pubblico armato di ventagli, scherza sul caldo: «Cernusco? Bella sì, ma caldina…». Certo più calda della sua Bellano, accarezzata dalla brezza del lago di Como.

Una Loredana Limone per la prima volta emozionata ha sfoggiato comunque la sua solita verve e spigliatezza; il suo tono informale nel condurre la presentazione ha fatto emergere tutta la simpatia e autoironia dell’interlocutore.

Una lunga chiacchierata che partendo dall’ultimo romanzo, Le mele di Kafka, si è addentrata nel mondo delle storie e dei personaggi dello scrittore, fino a toccare aspetti più intimi, “domestici” dell’uomo Andrea Vitali.

Nonostante il riferimento a Kafka nel titolo, che potrebbe essere fuorviante, l’ultimo libro, uscito a maggio, si colloca nel solco tracciato dagli altri. Lo scrittore praghese è solo il personaggio al centro di un aneddoto, di cui l’autore è venuto a conoscenza durante un viaggio a Lucerna: nel 1911, durante un soggiorno in un albergo, Kafka si lamentò che le mele offertegli fossero cattive; da allora in quell’hotel è stato esposto un cesto di mele a ricordo di quell’episodio. Proprio nel medesimo hotel nel suo romanzo Vitali fa soggiornare, insieme alla moglie, il protagonista, Abramo Ferrascini, un ferramenta bravo giocatore di bocce, durante un viaggio a Lucerna, intrapreso per dare l’ultimo saluto al cognato morente, in una tragicomica corsa contro il tempo per riuscire ad essere di ritorno a Bellano per le semifinali del torneo di bocce.

I protagonisti sono sempre loro: i personaggi del piccolo mondo di provincia della Bellano di fine anni Cinquanta, quando il gioco delle bocce era uno dei passatempi più amati.

Storie e personaggi che spesso nascono da spunti e aneddoti appresi durante la lunga carriera di medico di Vitali,perché, si sa, «per un medico di base la chiacchiera è lo strumento numero uno».

Persone realmente esistite, fatti realmente accaduti, aneddoti divertenti (come quello piccante da cui è nato lo spunto e il titolo stesso di Olive comprese) che la sua bravura ha saputo trasformare in romanzi, pur cambiando qualcosa, se la situazione narrativa lo richiedeva, e correndo così il rischio di essere rincorso per strada dai lettori bellanesi pronti a rimproverargli che «non è andata proprio così».

Il mondo piccolo dei suo romanzi gli basta, non ha mai sentito la necessità di cercare ispirazione al di fuori: «per mia fortuna, non mi piace viaggiare. Ho avuto la fortuna di essere stato giovane negli anni appena precedenti la decadenza e per questo non mi stanco di raccontarli».

Il segreto del suo successo? Crearsi un ampio repertorio di storie, così, se si vede che una non funziona, si passa a un’altra. Ma soprattutto, oltre a un pizzico di fortuna che ci vuole sempre, la tenacia; d’altro canto, di essere rifiutato da un editore è capitato anche a lui all’inizio! Il suo consiglio agli scrittori esordienti è di non mollare mai e di considerare quello dello scrittore un lavoro vero e proprio: «nel nostro Paese sulla figura dello scrittore aleggia un’aura di sacralità, invece si tratta di un lavoro dalla forte componente artigianale, al pari di tanti altri».

E se un giorno la sua vena si esaurisse? «Allora non avrei più l’alibi della scrittura e dovrei aiutare mia moglie nelle faccende domestiche…».

a cura di Serena Perego

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