Aspettando il Book Festival Bar: a tu per tu con Lello Gurrado, autore di Fulmine

Tra gli scrittori cernuschesi di nascita o residenti a Cernusco più affermati, che parteciperanno al Book Festival Bar, c’è sicuramente Lello Gurrado, barese di nascita, giornalista professionista, con al suo attivo parecchie pubblicazioni.

Gurrado sarà presente domenica 17 aprile, dalle ore 18.00, presso il Caffè della Contrada di Piazza Vecchia Filanda. Proprio in questo bar ha accettato di incontrarmi per una chiacchierata in anteprima sul romanzo che presenterà al Festival, Fulmine, edito da Marcos y Marcos nel 2014.

Come è nata l’idea di scrivere questa storia e quanto è contata la tua esperienza di giornalista nella scelta di scrivere un libro che contiene molti riferimenti all’attualità?

È contata moltissimo, perché prima di essere scrittore sono giornalista, quindi sono molto legato all’attualità. Tempo fa ho letto notizie che non mi piacevano affatto, notizie che parlavano di un razzismo sotterraneo, e spesso neanche troppo sotterraneo, nei confronti degli stranieri, degli immigrati. L’idea è nata da lì: ho voluto scrivere un libro di denuncia, che parlasse soprattutto di questo argomento.

La storia non è vera, ma è verosimile, perché secondo me ci sono tanti Fulmine in giro in Italia e nel mondo e bisogna che emergano: sono infatti soprattutto i giovani a dover dare una mano a risolvere questo problema enorme ed epocale dell’immigrazione.

Nonostante abbia due anni di vita, il libro continua ad essere attuale, e ciò, se da un lato mi fa ovviamente piacere, dall’altro però denota purtroppo che siamo ben lontani dall’aver risolto il problema.

In ultimo, ci tengo a sottolineare che anche il tipo di scrittura risente molto della mia esperienza giornalistica: per deformazione professionale dovuta a molti anni di giornalismo, adotto uno stile agile e mi sforzo di raccontare la storia, senza dilungarmi in descrizioni.

Il personaggio di Fulmine è molto bello; vorrei che lo descrivessi con le tue parole

Fulmine è stato da molti definito un «eroe moderno», ma io contesto questa definizione, perché l’eroe è quello inarrivabile, che ha la soluzione a tutto; invece Fulmine è un normale ragazzo diciottenne, sognatore, che si innamora. Soprattutto, la sua forza consiste nella consapevolezza dei suoi limiti, per cui, quando si trova davanti a un problema più grande di lui, si dispera e si affida al parere e alla guida del professor Santamaria. Mi piace molto il rapporto tra Fulmine e il professore perché penso che, soprattutto a quell’età, ognuno abbia bisogno di una guida, e ciò vale in particolare per Fulmine e per i ragazzi come lui che non hanno un padre.

Insomma, è un ragazzo come penso, e spero, ce ne siano tanti, non un eroe.

Un tema molto presente, insieme al razzismo e alla xenofobia, è quello del lavoro, soprattutto delle morti bianche e del caporalato; parliamone meglio

Anche questo tema è ispirato dalla realtà: quando racconto dell’operaio che, senza protezione, cade dal traliccio, vengono immediatamente in mente tutte le morti bianche che avvengono in Italia a causa dello sfruttamento che, sotto minaccia di licenziamento, priva gli operai delle giuste tutele.

Il caporalato poi, che è un fenomeno che riguarda tutto il Sud, è ancora peggio, è puro schiavismo (a volte si verificano addirittura uccisioni, che magari non si vengono neanche a sapere).

Mi ha colpito molto la rivolta che c’è stata nel 2010 a Rosarno, in Calabria, in cui per la prima volta i braccianti africani si sono ribellati; sicuramente è stata una fonte di ispirazione.

La storia si conclude con un colpo di scena davvero inaspettato; ovviamente non lo sveliamo, ma possiamo almeno svelare qualche trucco narrativo usato per rendere il colpo di scena così efficace?

Nessuno finora ha intuito il colpo di scena finale! Devo dire che lì è venuto fuori il mio spirito di giallista, che mi ha aiutato. Ci sono anche vari trucchi narrativi; il principale è consistito nel fare in modo che l’attenzione del lettore si concentrasse soprattutto nel cercare di capire chi sia la donna che racconta la storia.

Il libro è ambientato soprattutto in Puglia, anche se poi Fulmine si traferisce al Nord, e tu sei barese di nascita. Che rapporto hai con la tua terra d’origine?

Mi sono trasferito al Nord da piccolo, a soli sette anni, e ho studiato e lavorato a Milano. Come spesso capita, solo con gli anni le radici sono venute fuori. Ora vado spesso in Puglia dai miei parenti, conosco bene la zona e ogni volta che torno mi piace di più. Nel libro c’è tutta la Puglia che conosco e che amo, con tutte le sue bellezze, ma anche purtroppo la bruttura del caporalato.

Hai portato in giro il libro da Nord a Sud. Come è stato accolto? Hai notato qualche differenza nell’atteggiamento delle persone?

Sono stato in parecchi posti del Sud a parlare di questo libro e nelle persone ho notato molto orgoglio. C’è la consapevolezza di essere in una posizione diversa, svantaggiata, rispetto a tante regioni del Nord, ma è una consapevolezza che dà loro la carica. Alcuni mi hanno un po’ “rimproverato” per avere insistito sul tema del caporalato; d’altra parte, non si può chiudere gli occhi sul fatto che sia un fenomeno tipicamente meridionale.

Un mese fa, invece, mi hanno invitato in una scuola situata proprio nel paese, in provincia di Treviso, del “cattivo” del libro, ovvero l’imprenditore xenofobo. Devo ammettere che ero un po’ perplesso, anzi, ho avuto quasi paura che mi menassero (ride). Invece ho trovato dei ragazzi straordinari, che mi hanno fatto lo stesso impatto di quelli del Sud: nessuna differenza, le stesse osservazioni, le stesse preoccupazioni.

Abbiamo detto che il libro ha girato molto nelle scuole, ma anche nelle carceri. C’è un episodio, un incontro, che ti è rimasto particolarmente impresso?

L’incontro che mi è rimasto maggiormente impresso è stato quello con i detenuti di San Vittore, che  lo scorso anno hanno seguito un seminario di lettura sul mio libro. Alla fine del lavoro, hanno voluto incontrarmi e ho parlato con una ventina di loro. È stata una bellissima esperienza, di cui ricordo, in particolare, che un ragazzo molto giovane, dell’età di Fulmine, mi ha ringraziato e mi ha detto che Fulmine è stato il primo libro della sua vita. È stata davvero una bella soddisfazione!

 

Ringrazio Lello Gurrado per la sua disponibilità e simpatia e vi dò appuntamento con lui domenica 17 aprile, dalle ore 18.00, presso il Caffè della Contrada di Piazza Vecchia Filanda.

a cura di Serena Perego

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