Aspettando il Book Festival Bar: a tu per tu con Marco Erba, insegnante e autore del romanzo Tra me e te

Il 16 e 17 aprile si terrà a Cernusco ilBook Festival Bar. Sarà un’occasione per la città di conoscere i suoi scrittori, che sono una ventina e molti di essi pubblicano con case editrici primarie; un buon patrimonio culturale, insomma.

Tra gli autori esordienti che parteciperanno al Festival c’è ancheMarco Erba, che sarà presente domenica17 aprile, alle ore 12.00, presso la Pasticceria del Centro di via Marcelline.

L’abbiamo incontrato e abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui sul suoprimo romanzo, Tra me e te, edito da Rizzoli.

Innanzitutto complimenti perché non capita certo a tutti, da esordienti,di farsi pubblicareun libro da una casa editrice come la Rizzoli; spiegaci come è andata

In realtà prima ho autopubblicato il libro come ebook, un anno e mezzo fa. È piaciuto, è partito il passaparola e son state scaricate circa 700 copie! Così è finito nelle mani di un editor della Rizzoli, che l’ha letto e ci ha creduto.

Credo che l’autopubblicazione sia molto utile per farsi conoscere, perché ci si crea un primo pubblico e si ottengono delle prime recensioni, inizialmente solo da parte di amici, parenti e conoscenti, poi anche di persone totalmente sconosciute. Così si ha modo di rendersi conto se il libro vale o meno e, grazie al passaparola, far sì che abbia grande circolazione.

Com’è nata l’idea di scrivere questo libro?

Il libro nasce di fatto dall’insegnamento: sono un insegnante prima che uno scrittore, la mia prima passione è l’insegnamento, poi viene la scrittura, che è anch’essa una grande passione della mia vita.

Il libronasce tra i banchi di scuola, con l’obiettivo di provocare i ragazzi, di farli rifletterea partire dalla loro vita; racconta infattidi Edo e Chiara, due adolescenti che frequentano la stessa scuola, due storie parallele. Essi vivono tutte le cose che vivono i ragazzi di quell’età: il rapporto con gli amici, i genitori e gli insegnanti, l’amore; sono inoltre presenti temi come l’uso dei social network e, soprattutto, il pregiudizio, l’ostilità verso il diverso, le idee che ci facciamo sulle persone che non corrispondono a quello che esse sono in realtà. Il titolo stesso, Tra me e te, rimanda a tutte le relazioni che un ragazzo adolescente vive.

Dicevo che il libro nasce come provocazione, anche se ovviamente non fine a se stessa, ed è scritto con un linguaggio diretto,a volte duro; allo stesso tempo, però, vuole anche infondere speranza, mostrare come da ogni cadutaci si possa rialzare arricchiti.Si può definire un romanzo di formazione.

Hai parlato ai tuoi alunni del libro e hai chiesto loro consigli?

Sì, anzi, si può dire che il libro è nato con l’aiuto fondamentale degli allievi, che mi hanno dato consigli preziosi e mi hanno aiutato a vedere mondo con i loro occhi. Se il personaggio di Edo mi è venuto più naturale,per quello di Chiara ho ricevuto consigli da un gruppetto di ragazze, che mi hanno spiegato come vivono le loro relazioni, come un ragazzo le approccia:mi hannoinsomma dato suggerimenti importanti per vedere il mondo con gli occhi di Chiara.

I ragazzi sono anche stati primi lettori: ho infatti chiesto agli alunni chi lo volesse leggere e una ventina di loro l’hanno fatto; proprio sulla base delle loro osservazioni ho apportato varie modifiche.Prima di andare in stampa il libro è statoinsomma revisionato dai ragazzi, oltre che da qualche collega.

Essendo un libro sull’adolescenza,immagino che sia rivolto soprattutto a un pubblico di adolescenti

Il libro va bene dai 13 anni in su. È sicuramente soprattutto per i ragazzi, per i loro genitori, spesso tenuti a distanza, ma in realtà considerati fondamentali; per gli insegnanti e gli educatori, che possono riconoscervi le stesse dinamiche che vedono in classe. Il target ideale è questo, ma può essere letto benissimo da chiunque.

Parliamo meglio dei protagonisti: Edo e Chiara

I protagonisti sono due ragazzi come tanti altri. Edo è rabbia e fragilità, che si esprime in violenza e nello spararle grosse, ma è anche sensibilità e capacità di autocritica. Nel delineare il personaggio ho avuto in mente in particolare una persona, un alunno,che a parole le spara grosse, però, quando c’è un compagno in difficoltà, che gli altri evitano, è il primo a farsi avanti. A volte questi tipi di adolescenti si presentano in modo duro e urticante, ma poi, se si guarda sotto la corazza, si scoprono delle ferite e una grande fragilità, bellezza e capacità di riscatto.

Chiara, invece,è la classica brava ragazza sensibile, che però non vede la sua bellezza: molte ragazze adolescenti sono così, pronte a buttarsi via con il primoche le vuole solamente usare. Chiara è insomma un bruco che non sa di essere farfalla; il suo percorso consiste proprio nello scoprirsi farfalla, cioè, fuor di metafora, una bella persona, e nel capire che non bisogna accontentarsi e pretendere di cambiare gli altri, ma vedere prima di tutto la propria bellezza e da lì partire nelle relazioni con gli altri.

Tra le tematiche presenti spicca quella del pregiudizio

Tengo particolarmente al tema del pregiudizio, che è molto presente. L’idea che ho cercato di dare è che le persone vengono prima delle categorie e a volte le scardinano: non esiste l’adolescente superficiale o lo straniero delinquente, esistono le persone, che vanno incontrate, e quando una categoria che abbiamo in mente ci impedisce di incontrare una persona c’è qualcosa che non va. Noto che sotto questo punto di vista con i ragazzi funziona farli leggere, raccontare loro storie che smontino certe idee sugli stranieri, sugli immigrati. Raccontando le storie delle persone si può fare breccia su di loro; forse non cambieranno del tutto idea, ma restano molto colpiti.

Nel libro citi spesso i social network. Cosa pensi della loro massiccia presenza nella vita degli adolescenti e dell’uso che questi ne fanno?

I social network sono per gli adolescenti una protesi vitale. Essi hanno una doppia faccia, certamente sono un rischio perché stimolano il narcisismo e a volte ci spingono a dare una falsa immagine di noi (pensiamo, per esempio, alla brava ragazzina che mette foto spinte su Facebook). Sono da un lato un’opportunità, ma spesso vengono usati male. Inoltre, spesso sono il luogo della “bufala”, su cui si leggono false notizie,che aumentano il pregiudizio e il razzismo. Per questo c’è bisogno della scuola che educhi anche all’uso dei social network, dal momento che la scuola è imparare a ragionare e a rendere ragione delle proprie idee; perciò è fondamentale discuterne in classe.

Una domanda un po’ più “personale”: nello scrivere un libro sugli adolescenti ti sei in qualche modo rivisto tale? E quali differenze noti tra gli adolescenti della tua generazione e quelli di oggi?

Molte persone che leggono il libro mi hanno detto di avere ritrovato le emozioni della loro adolescenza. E per me, scrivendolo, è stato lo stesso. Questo significa che non ci sono grosse differenze tra gli adolescenti di oggi e quelli di ieri: la voglia di vivere e l’insicurezza, la paura e il coraggio, la forza e la fragilità, l’abisso e la luce fanno parte degli adolescenti di oggi come facevano parte di noi quando eravamo adolescenti…

Per finire, come vivi la tua attività di scrittore e come riesci a conciliarla con il lavoro dell’insegnante?

Penso che non lascerei mai l’insegnamento, anche se spero che questo romanzo sia l’inizio di un percorso di scrittura che occupi sempre più tempo e assuma sempre più peso nella mia vita, perché la scrittura è stata per me un sogno fin da bambino. Scrivere e insegnare si concilia abbastanza. Per me scrivere è prendermi un tempo fisso durante la giornata e andare avanti ogni giorno, anche se non sono ispirato. Mi sveglio prestissimo e scrivo dalle 5.30 alle 7 perché di prima mattina ho la mente lucida. Quando scrivo una storia prima devo vederla in testa, poi devo mettere giù la scaletta; insomma devo avere prima l’ossatura e poi…parto!

Se volete saperne di più sul libro e incontrare di persona Marco Erba, non mancate all’appuntamento con lui domenica 17 aprile, alle ore 12.00, presso la Pasticceria del Centro!

a cura di Serena Perego

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