Dybala: “Piango pensando a mio padre, oggi sarebbe orgoglioso di me”

“Ora vale 100 milioni, è il giovane Messi”. Maurizio Zamparini, presidente del Palermo non ha dubbi riguardo il futuro di Paulo Dybala. Solo il tempo potrà rivelare se l’attaccante bianconero saprà ripercorre la carriera ricca di trofei della Pulce nel Barcellona.
Nel frattempo la Joya sta trascinando la Juventus a suon di prestazioni da incorniciare e per i suoi tifosi è già un idolo. Sul campo sta dimostrando di avere la personalità e la cattiveria giusta per diventare un campione, dietro però a quella forza da leader si nasconde la sofferenza per la perdita del padre come lui stesso ha raccontato a Sportweek:

“Non c’è una data esatta perché succede spesso e sempre per lo stesso motivo: piango per mio padre, morto quando avevo 15 anni. Ha lottato per tanto tempo contro un tumore al pancreas, ma è stato inutile. A me, per proteggermi, non dicevano tutto, così io mi illudevo, speravo che guarisse. Oggi parlo spesso di lui con mamma, mi succede di sognarlo e ogni volta mi sveglio tra le lacrime“. La scelta di diventare calciatore è un modo per ripagarlo: “Sì. Mio padre aveva un sogno: che uno almeno dei suoi tre figli diventasse calciatore. Non c’è riuscito Gustavo, il maggiore, e neanche Mariano, che tutti dicono fosse più forte di me, ma che è stato vinto dalla nostalgia di casa. Perciò io dovevo farcela: per onorare la memoria di papà ed esaudire il suo desiderio. Lui mi aveva accompagnato a ogni allenamento,un’ora di macchina da Laguna Larga, dove vivevamo, a Cordoba. Quando papà morì, chiesi alla società di farmi tornare a casa. Per 6 mesi giocai nella squadra del mio paesino, poi rientrai nell’Instituto. E dato che non c’era più nessuno che poteva portarmi avanti e indietro dall’allenamento, mi trasferii nella pensione della squadra. Non fu facile: ero rimasto orfano da poco e avevo la famiglia lontano. Mi chiudevo in bagno a piangere, ma non ho mollato. E oggi so che papà è orgoglioso di me“.

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