Francesca Vecchioni si racconta a cuore aperto al pubblico della rassegna letteraria “Le pagine di Clio”

Succede una cosa a chi gode di luce non propria: non sai mai se ti stanno guardando davvero, o se il loro sguardo ti attraversa soltanto per arrivare ad altro. A partire dal momento in cui ho realizzato questo concetto – una conquista che è coincisa con l’inizio della consapevolezza – non è mai stato facile capire se chi mi voleva conoscere lo facesse solo per la curiosità legata a mio padre oppure no. Me ne sono fatta una ragione, pensando che sì, probabilmente doveva essere così, però doveva essere che piacessi un po’ anch’io…altrimenti si sarebbero tutti stancati presto di frequentarmi, o no?!

Francesca Vecchioni, T’innamorerai senza pensare

Un giorno il caso fa sedere una accanto all’altra in aereo la scrittrice Loredana Limone, napoletana ma residente a Cernusco sul Naviglio, e Francesca Vecchioni, figlia del cantautore Roberto, giornalista e autrice del libro T’innamorerai senza pensare. Sono dirette entrambe a un festival letterario. Tra donne, si sa, una chiacchiera tira l’altra. A Loredana viene un’idea: perché non invitare Francesca a Cernusco a parlare del suo libro? Lei accetta e…eccola qui, giovedì 3 marzo, ad aprire la rassegna letteraria Le pagine di Clio, organizzata dalla Limone alla Bottega del libro di via Bourdillon.

Dopo aver assistito, divertiti e inteneriti, alla telefonata in viva voce tra Francesca e la madre, inizia la presentazione, con la lettura, eseguita dalla bravissima attrice Federica Toti, di un brano, che ho voluto in parte riportare, scelto per introdurre l’autrice al pubblico.

In una Bottega del libro gremita di persone, Francesca presenta la sua autobiografia, ma, soprattutto, si racconta, racconta dei suoi nonni e di suo padre, svelando divertenti aneddoti, della sua omosessualità, di amori iniziati e finiti, del suo essere madre lesbica in Italia; affronta temi quali l’orientamento sessuale e l’orientamento di genere, l’omofobia, la genitorialità e l’omogenitorialità. Lo fa per un’ora e mezza, come un fiume in piena, con una simpatia, una naturalezza, una forza comunicativa e una capacità di coinvolgere davvero straordinarie. A volte si deve fermare perché qualcun’altro cerca di entrare e di farsi strada con fatica tra la selva di sedie per ritagliarsi un piccolo spazio in piedi o seduto per terra.

Si aggiungano la simpatia travolgente dell’intervistatrice Loredana Limone e la bravura dell’attrice Federica Toti nel dare vita e pathos ai brani del libro scelti e si comprenderà il successo di un incontro che ha alternato momenti di divertimento, emozione e riflessione.

Iniziando a parlare del suo libro, Francesca dice subito di averlo utilizzato come «uno strumento per far arrivare il suo messaggio a più persone possibili, attraverso la testimonianza in prima persona». Ha raccontato se stessa, ma «è stato difficilissimo, perché a fare autobiografia a 40 anni si corre il rischio di essere autoreferenziali». A venirle in aiuto è stata l’autoironia. Il percorso parte dall’infanzia, dai nonni paterni, due uomini importanti nella sua vita di donna che ama le donne, insieme al padre, un po’ ingombrante, ma molto amato e stimato. Il libro, continua, «racconta i momenti più importanti nella vita di chiunque, come primo innamoramento o il primo ricordo della vita adulta».

serena perego e francesca vecchioni

Serena Perego e Francesca Vecchioni – www.ilovecernuscosulnaviglio.it

A proposito di innamoramento, quando si è accorta di essere omosessuale? Francesca risponde che sarebbe come chiedere a un eterosessuale quando si è accorto di esserlo. Semplicemente si è innamorata (in seconda media, della professoressa di lettere…ma, si sa, chi non si è mai innamorato di un insegnante??); solo dopo ha realizzato che l’oggetto del suo amore era una donna. «Bisogna innanzitutto imparare a riconoscere i sentimenti», siano essi indirizzati verso uomini o donne. L’orientamento sessuale, d’altra parte, è «solo una delle tante cose che ci rende quello che siamo, non la cosa che caratterizza la nostra persona», solo uno dei tanti puntini congiungendo i quali si delinea una figura, come nel gioco della settimana enigmistica. Usare soltanto pochi dati che si hanno a disposizione e definire una persona in base a quelli soltanto crea pregiudizi, dai quali nasce l’omofobia. E un pestaggio ai danni di un gruppo di omosessuali, di cui è stata testimone, rivive nel brano che, nella lettura drammatizzata di Federica, ci fa diventare tutti testimoni di una scena di inaudita violenza, che ci colpisce come un pugno allo stomaco, ci fa indignare davanti a un odio gratuito che, insieme a Francesca, ci chiediamo da dove mai possa scaturire.

Ma da questo crudo episodio si passa a uno divertente: il momento del coming out, del rivelamento della propria omosessualità al padre, che, raccontato a voce, diventa ancora più spassoso grazie alla simpatia e alla spontaneità di Francesca. Davanti alle paranoie del “professore”, che non vedendo un uomo accanto alla figlia, si era immaginato di tutto, dal fidanzato sposato, a quello drogato fino addirittura al carcerato, Francesca è infine costretta ad ammettere di stare con una donna. «Tutto qui?», la risposta del padre, che poté finalmente tirare un respiro di sollievo. Riuscire ad affrontare questa tematica con i genitori è importante, dice Francesca, ma, purtroppo, difficile, per la paura dei figli di tradire le aspettative dei genitori. Non farlo però equivale a mentire a se stessi e agli altri, mentre «essere se stessi quanto è importante!».

Giungendo al discorso delle bambine avute dalla ex compagna Alessandra con la fecondazione eterologa, che per lo Stato italiano restano figlie di una ragazza madre, Francesca affronta lo spinoso nodo delle adozioni gay. Il discorso delle adozioni gay è stato a suo parere strumentalizzato. «La tutela dei minori non traslata anche alle coppie omosessuali ha a che fare con un pregiudizio sull’orientamento sessuale», mentre, come dimostrano molti studi, «la capacità genitoriale prescinde dal genere e dall’orientamento sessuale». Ma ciò è per molti difficile da capire, perché «permangono tanti luoghi comuni legati al genere anche per quanto riguarda la genitorialità».

Francesca ricorda quando ha accettato di fare un servizio per un noto settimanale, insieme alla ex compagna e alle loro bambine appena nate. Non immaginava però certo di apparire in copertina, con il titolo Noi siamo una famiglia. Ha accettato perché ha accolto l’appello del direttore del settimanale di «raccontare la sua storia perché le persone, attraverso la conoscenza, smettano di avere paura»; una scelta che purtroppo non è stata senza conseguenze, a causa delle vergognose minacce ricevute in seguito.

www.ilovecernuscosulnaviglio.it Francesca Vecchioni a Cernusco sul Naviglio

Proprio per tutelare i diritti degli omossessuali, bisessuali e transessuali, Francesca ha fondato l’associazione Diversity, che si occupa di formazione e comunicazione, una comunicazione «semplice, immediata, che arrivi al cuore di tutti, perché la testa non riesce ad abbattere le paure da cui nascono i pregiudizi; le cose si possono cambiare se si riescono a passare delle comunicazioni semplici, empatiche, delle testimonianze, con cui le persone si possano identificare, riconoscere i propri sentimenti negli altri».

E credo davvero che giovedì sera Francesca sia riuscita a fare questo, a smontare alcuni pregiudizi e arrivare al cuore anche di chi la pensa diversamente da lei.

Con un ultimo aneddoto legato al padre si conclude la chiacchierata in libreria. Ma non è ancora finita; il tempo di firmare le copie vendute e la serata continua: Francesca è attesa all’Anima Art Cafè, dove, davanti a un ricco buffet, continua a raccontarsi.

a cura di Serena Perego

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