Gaetano Luvaro non si arrende e scrive a Maroni: “Il reparto maternità non doveva chiudere”

Cernusco s/n, 20.01.2017 – E’ passato più di un anno da quando il reparto maternità dell’ospedale Uboldo ha chiuso i battenti. Eppure le polemiche non sono cessate: nelle scorse settimane, Gaetano Luvaro, ex primario del punto nascite e presidente del Comitato “Salviamo la Maternità” che ai tempi si era istituito per difende i diritto delle mamme cernuschesi, ha scritto una lettera di protesta a Roberto Maroni.

“Avevo assistito all’interrogazione presentata dalla consigliera regionale Maria Teresa Baldini in merito alla chiusura del sezione di Cernusco e francamente le risposte di chi ne ha decretato la sospensione non sono state per nulla soddisfacenti. Lei può darmi una risposta a distanza di un anno? Avevo depositato presso la sua segreteria e presso quella dell’assessore Mantovani ben 7.400 firme di cittadini contrari e in merito non ho mai avuto risposta” si legge nella missiva infuocata rivolta al presidente della Regione.

In effetti, sono molti gli interrogativi e i punti in sospeso del caso Uboldo, soprattutto la famosa soglia dei 500 parti l’anno: numero minimo per tenere aperto un reparto di maternità che l’ospedale cernuschese aveva di gran lunga superato. Nella sua lettera, del resto, Luvaro cerca di evidenziare in tutti i modi le contraddizioni di una riforma sanitaria “più orientata a guadagnare una manciata di voti piuttosto che a salvaguardare la salute di una mamma e del suo nascituro”.

Lo dimostra il fatto, continua l’ex primario nella lettera, che proprio la Lega Nord sia stata recentemente impegnato in una campagna di sensibilizzazione per evitare la chiusura di alcuni reparti maternità lombardi con addirittura meno di 500 nascite annuali.

Insomma, dopo le manifestazioni nelle piazze cernuschesi e la raccolta firme sotto il Pirellone, il portavoce del Comitato è tornato a farsi sentire senza troppi peli sulla lingua. “Dubito che questa mia lettera serva a qualcosa, probabilmente non riceverò alcuna risposta com’è stato fin’ora” le parole del medico. “Ma così sono a posto con la coscienza perché quando l’ingiustizia è palese bisogna comunque evidenziarlo”.

A cura di Francesca Lavezzari

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