Il Mistero del Tempio della notte di Villa Uboldo

A Cernusco sul Naviglio esiste un luogo particolare, ricco di fascino e di mistero, un luogo ancora sconosciuto ai più, perché celato allo sguardo, racchiuso in un labirinto di grotte artificiali fatto costruire a inizio Ottocento dal conte Ambrogio Uboldo nel giardino che circondava la sua villa.

Era il 1806 quando Ambrogio Uboldo, rampollo di una famiglia milanese di banchieri, combattente nella guardia di Napoleone, nobile brillante, erudito e amante dell’arte, diede il via ai lavori di  costruzione di una villa a Cernusco, concepita come casa museo, per ospitare parte della sua ricchissima collezione di armi antiche, stemmi araldici, opere pittoriche e scultoree.

L’ampio giardino intorno alla villa, parzialmente conservatosi dopo la cessione da parte del conte, poco prima della sua morte, dell’intera proprietà a una fondazione caritatevole che la destinasse ad ospedale per i bisognosi, costituiva un precoce esempio in Italia di giardino romantico, altrimenti detto paesaggistico, e ne rappresentava un modello in Lombardia.

Tra gli elementi presenti in giardino in stile romantico, basato sull’imitazione della natura selvaggia, vi era il labirinto di grotte artificiali, realizzato sotto una collina di riporto, utilizzando ceppi dell’Adda combinati solo per incastro. Luogo misterioso e inquietante, stando all’iscrizione, tuttora leggibile, riportata alla sommità di quello che ne era l’ingresso principale, oggi murato, nell’attuale via Uboldo: Sempre all’entrare aperto all’uscir chiuso, citazione erudita dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso.

Un dedalo buio, rischiarato solo da fasci obliqui di luce, che filtrano da fori praticati nel soffitto, conduce al punto di maggior interesse: il Tempio della Notte, situato nella parte più interna della grotta. Dedicato alla dea greco-romana della Notte, madre del sonno, dei sogni e dei piaceri amorosi, il Tempio si presenta come un’ampia sala circolare con le pareti scandite da nicchie e da colonne binate, realizzate in mattoni e sormontate da blocchi squadrati di pietra; il soffitto è composto da una cupola emisferica in cotto, che rappresenta la volta celeste.

A renderlo ancora più significativo è il fatto di essere uno dei rarissimi esempi esistenti: il più famoso Tempio della notte si trova a Shonau, nei pressi di Vienna; il tempio di Cernusco e quello del parco di villa Batthiany, poi Finzi, oggi parco pubblico nel quartiere Gorla, a Milano, costituiscono gli unici esempi in Lombardia.

Dopo la morte dell’Uboldo, nel 1865, e la costruzione dell’ospedale, con il passare del tempo le grotte sono rimaste perlopiù inaccessibili e il Tempio della notte è caduto nell’oblio, alimentando dicerie di paese, secondo le quali il conte, scapolo e dongiovanni, vi avrebbe portato le sue amanti o  vi avrebbe nascosto un grande tesoro o ancora, addirittura, vi dimorasse il diavolo in persona.

Finché pochi anni fa, nel 2012, grazie al FAI Martesana, in collaborazione con il Comune di Cernusco, è stato finalmente riscoperto: ripulito dalla sporcizia e dalle macerie, è stato riaperto e reso visitabile, in piccoli gruppi accompagnati da una guida, nelle giornate FAI di primavera del 24 e 25 marzo e, in seguito, a grande richiesta, di nuovo nelle giornate europee del patrimonio  del 22 e 23 settembre.

Rilievi compiuti all’interno del Tempio dall’Associazione Cernuschese Astrofili hanno permesso di avanzare un’interessante ipotesi riguardo l’uso del Tempio, ovvero che esso fosse probabilmente un luogo adibito alle svolgimento di cerimonie massoniche. Ciò non meraviglia se si pensa che L’Uboldo faceva parte dell’entourage del viceré del Regno d’Italia, il figliastro di Napoleone Eugenio De Beauharnais, il quale aveva fondato a Milano nel 1805 il Grande Oriente d’Italia; è quindi probabile che il nobile milanese sia stato tra i primi aderenti a tale organizzazione massonica.

A sostegno di tale ipotesi, i rilievi degli astrofili hanno dimostrato che la disposizione delle colonne e delle nicchie nel Tempio non è lasciata al caso, ma segue un preciso orientamento astronomico, venendo a corrispondere ai sedici punti cardinali della rosa dei venti e componendo una struttura geometrica a otto punte (l’otto è un numero significativo nell’esoterismo).

Inoltre, le aperture presenti sulla sommità e sulle pareti sono collocate in modo da consentire l’illuminazione del Tempio in determinati giorni dell’anno, sia per rinnovare il legame con il ciclo delle stagioni e con l’eternità dei cicli celesti sia, probabilmente, per servirsi della luce, con significato simbolico, durante i riti di iniziazione massonica che si presume si svolgessero qui (fondamentale era infatti per la Massoneria il rapporto con la luce, intesa come conoscenza). Si è scoperto che durante l’equinozio di primavera al tramonto la luce entrava da un’apertura posta ad ovest e colpiva l’ingresso, indicando simbolicamente la strada dell’illuminazione agli iniziati.

Altri elementi che richiamano la Massoneria sono una lampada a forma di grosso uovo, simbolo di nascita e di perfezione, posta all’ingresso secondario delle grotte; la presenza dell’acqua, simbolo di vita, che sgorgava nel labirinto, formando piccoli ruscelli e un laghetto; infine, una pietra squadrata, l’unica presente, usata, si pensa, come altare durante i riti di iniziazione.

Semplice attrazione per gli ospiti che allietavano le serate mondane del conte Uboldo, luogo di perdizione, nascondiglio di un grande tesoro o teatro di riti massonici? Il Tempio della notte conserva ancora intatto il proprio mistero. Chi non l’avesse già visitato non si lasci allora scappare la prossima occasione di vedere con i propri occhi questo raro e affascinante bene, celato nel grembo della città insieme al segreto che racchiude in sé.

a cura di Serena Perego

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