Il mondo dell’atletica trema ma Malagò difende la Federazione

Bufera nel mondo dell’atletica leggera, sono stati deferiti infatti 26 azzurri accusati dalla Procura Antidoping di eluso controllo e perciò perseguibili di reato con una squalifica che potrebbe arrivare perfino a due anni. L’indagine denominata «Olimpia» è stata condotta dai Nas – Ros dei carabinieri di Trento, su mandato della procura di Bolzano, e con accertamenti effettuati dalla stessa procura Antidoping.

Tra i nomi coinvolti spiccano quelli di Gibilisco, Howe, Meucci, Pertile e del velocista cernuschese Simone Colli, a loro si imputerebbe la violazione dell’articolo 2.3. del Csa, ovvero «Elusione, rifiuto e omissione di sottoporsi ai prelievi dei campioni biologici».

Giovanni Malagò, presidente del Coni, ha voluto spezzare una lancia e difendere la Fidal:

«Questi ragazzi non sono delle persone che hanno barato, è semplicemente un fatto di procedure di comunicazione della loro presenza con, all’epoca, dei sistemi di comunicazione che non sono quelli attuali, come le app attraverso le quali vengono trasmesse le posizioni – ha spiegato durante un’intervista a Rtl 102.5 – L’attuale Federazione Italiana di atletica leggera, non solo è totalmente estranea ma per certi versi è anche vittima. Sono vicende che riguardano sostanzialmente il quadriennio 2009-2012, in particolare, mi sembra, 2011 e 2012. Questa parolina magica che si chiama whereabout è praticamente un codice che impegna gli atleti divisi su due categorie, di fascia A e di fascia B, i primi quelli di grande rilievo internazionale che sono sotto l’egida della Wada, che è l’agenzia indipendente antidoping; e quelli di fascia B che rientrano nei controlli a livello nazionale. Sulla base di quelli che sono stati gli incartamenti arrivati a pioggia e a singhiozzo, dato il volume dei documenti, dalla Procura di Bolzano dopo le note vicende che riguardavano il caso Schwarzer, la Procura nazionale antidoping ha disposto questi deferimenti solo e semplicemente in quegli anni, malgrado nessuno avesse segnalato questo tipo di comportamento anomalo, nessuno aveva nemmeno effettuato un warning, un’ammonizione, un cartellino giallo, e quindi ha dovuto necessariamente predisporre un atto dovuto nei confronti di 26 atleti su un blocco di 65».

Servizio a cura di Davide Nunziato

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