Il Paradiso secondo Gauguin raccontato nel secondo incontro del ciclo “CONTAMINAZIONI D’ARTE”

Teatro, musica, danza, filosofia, scienza, ma anche arte, tra gli ingredienti della ricca e variegata programmazione culturale del comune di Cernusco sul Naviglio.

È ripartito anche quest’anno il ciclo di conferenze di storia dell’arte “Contaminazioni d’arte”, a cura di Incursioni d’Arte, che si occupa di didattica dell’arte attraverso visite guidate, itinerari tematici, conferenze e laboratori per adulti e bambini, e di Bau Atelier, Associazione culturale cernuschese attiva in campo artistico.

Dopo il primo appuntamento di quest’anno, dedicato allo scultore Adolfo Wildt, venerdì 19 febbraio sarà la volta di uno dei protagonisti dell’arte moderna, considerato l’iniziatore della corrente del primitivismo: Paul Gauguin.

Nato a Parigi il 7 giugno 1848 da madre per metà francese e per metà creola peruviana, Gauguin trascorre parte dell’infanzia a Lima e solo nel 1855 torna con la madre e la sorella ad Orleans.
In Francia, dalla metà degli anni ottanta del XIX secolo, si forma nell’Impressionismo, ma presto si distacca dall’espressione naturalistica, accentuando  l’astrazione della visione pittorica, realizzata in forme piatte di colore puro, semplificate con la rinuncia alla prospettiva. Trasferitosi in Bretagna, trova ispirazione nell’aspro paesaggio e nell’umile fede dei contadini di questa regione. Tra il 1887 e il 1888 visita Panama e la Martinica; questo breve soggiorno segna un ulteriore distacco della sua pittura dai principi impressionistici. In seguito trascorre un breve periodo ad Arles con Van Gogh, ma la convivenza si conclude con un disastroso litigio. Gauguin torna allora a Parigi, dove frequenta un gruppo di giovani pittori che hanno dato vita a un circolo di pittura simbolista ispirato ai suoi principi.

Nel 1891 lascia la Francia per Tahiti. Così spiega, in una lettera all’amico pittore simbolista Odilon Redon, la scelta di partire:  «Credo che la mia arte, che voi ammirate tanto, non sia che un germoglio, e spero di poterla coltivare laggiù per me stesso allo stato primitivo e selvaggio».

E ancora, nel resoconto che scrive sulla sua vita a Tahiti, si legge: «Sono fuggito da tutto ciò che è artificiale e convenzionale. Qui entro nella Verità, divento uno con la natura. Dopo il morbo della civilizzazione, la vita in questo nuovo mondo è un ritorno alla salute».

In quest’angolo di paradiso, dove sembra finalmente trovare un po’ di pace, il pittore dipinge, in uno stile volontariamente rudimentale, caratterizzato da forme semplificate e delimitate da linee nette, da colori accesi e da una resa quasi bidimensionale dello spazio, le sue opere migliori, che ritraggono bellissime donne mulatte, dai cui volti e atteggiamenti traspare un senso di calma ancestrale e una saggezza atavica.

Dopo due lunghi soggiorni a Tahiti, Gauguin raggiunge l’ultima tappa dei suoi viaggi per il mondo: le Isole Marchesi, in Polinesia, dove resta fino alla morte, avvenuta nel 1903.

Ad accompagnare gli ascoltatori nelle peregrinazioni verso luoghi incontaminati di questo genio della pittura irrequieto e vagabondo, spinto dal desiderio di ritrovare se stesso e la propria arte in uno stato di primitiva unione con la natura, sarà l’archeologa e storica dell’arte Elisa Grassi.

A cura di Serena Perego

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