L’ANPI organizza una rassegna dedicata a Primo Levi, nel trentennale della sua scomparsa

L’11 aprile 1987 Primo Levi moriva suicida, probabilmente lacerato dalle strazianti esperienze vissute nel campo di concentramento di Auschwitz e forse anche dal quel sottile senso di colpa che talvolta si è assurdamente ingenerato negli ebrei sopravvissuti all’Olocausto.

Nato nel 1919 a Torino, dopo il Liceo Levi si iscrive alla Facoltà di Scienze della locale Università, laureandosi con lode nel 1941. Nel 1942, per ragioni di lavoro, è costretto a trasferirsi a Milano. La guerra impazza in tutta Europa e i nazisti occupano il suolo italico. Nel 1943 Levi si rifugia sulle montagne sopra Aosta, unendosi ad altri partigiani, ma viene quasi subito catturato dalla milizia fascista. Un anno dopo si ritrova internato nel campo di concentramento di Fossoli e, successivamente, deportato ad Auschwitz. Il 27 gennaio 1945, in occasione dell’arrivo dei Russi al campo di Buna-Monowitz, viene liberato, anche se il suo rimpatrio avverrà solo nell’ottobre successivo.

Questa terribile esperienza è raccontata con dovizia di particolari e con un grandissimo senso di umanità, nel romanzo-testimonianza, Se questo è un uomo, pubblicato nel 1947, imperituro documento delle violenze naziste, considerato senza dubbio una delle opere più elevate e significative sullo sterminio ebraico. In un’intervista concessa poco dopo la pubblicazione (e spesso integrata al romanzo) Levi afferma di essere disposto a perdonare i suoi aguzzini e di non provare rancore nei loro confronti. Ciò che gli importa, dice, è solo rendere una testimonianza diretta, allo scopo di fornire un contributo personale affinché si eviti il ripetersi di tali e tanti orrori.

Nel 1963 pubblica il suo secondo libro, il seguito del capolavoro Se questo è un uomo, dal titolo La tregua, che racconta la cronaca del ritorno a casa dopo la liberazione e per il quale gli viene assegnato il premio Campiello. Scrive in seguito altri libri, raccolte di racconti e di poesie. Nel suo ultimo lavoro, I sommersi e i salvati (1986), ritorna sulla sua esperienza di prigioniero del campo di sterminio di Auschwitz, allargando il campo ad analoghe esperienze della storia recente, come i gulag sovietici.

In occasione del trentennale della morte di Levi, l’attiva sezione ANPI “Riboldi-Mattavelli” di Cernusco ha voluto dedicare a questa straordinaria figura di uomo, testimone delle atrocità naziste e intellettuale la rassegna Primo Levi (1919-1987) – L’intellettuale, l’uomo, il testimone, volta a «ricordare e valorizzare uno tra gli intellettuali più umani e lucidi del Secondo dopoguerra».

Il percorso, organizzato in collaborazione con le scuole e le associazioni del territorio, è composto da una serie di iniziative che si snoderanno nel corso di gran parte dell’anno.

Il primo appuntamento è con il convegno Meditate che questo è stato, che si terrà sabato 28 gennaio, in occasione delle celebrazioni per la “Giornata della Memoria”, presso la Sala Camerani della Biblioteca civica, alle ore 15.30.

La professoressa dell’”ITSOS” Elefteria Morosini, curatrice dell’edizione di Se questo è un uomo e La tregua per Einaudi Scuola, nonché autrice di manuali per la scuola secondaria, illustrerà la produzione letteraria di Levi relativa ai campi di sterminio, analizzando alcuni aspetti del Levi testimone e del Levi intellettuale.

Interverrà inoltre Caterina Frustagli, insegnante, psicologa e autrice del saggio Primo Levi davanti all’assurdo, che spiegherà quanto il linguaggio di Levi inneschi ancor oggi nel lettore forti reazioni emotive e lo richiami a riflettere sul male e sulla sua propagazione.

Assai gradita e importante anche la presenza alcuni studenti della professoressa Morosini, che esporranno dei lavori svolti nell’ambito di un percorso che in questi anni, sotto la guida della professoressa, li ha portati a riflettere e scrivere sull’esperienza della deportazione.

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