Le opere realizzate per la rassegna internazionale di arte contemporanea “Ecoismi”: Pieces di Benny Mangone nel Parco Adda Nord. Intervista all’Artista.

Torniamo a occuparci degli artisti che quest’anno hanno partecipato a Ecoismi, l’evento internazionale di arte contemporanea nello spazio pubblico e in dialogo con la natura, che prevede la collocazione in aree poste lungo il Naviglio di otto opere d’arte site-specific, realizzate da giovani artisti italiani o stranieri.

Ognuno degli artisti, o coppie di artisti, selezionati ha declinato il tema dell’edizione di quest’anno («tutto scorre», il celebre aforisma attribuito al filosofo greco Eraclito) secondo la propria creatività, la propria concezione di arte e le proprie tecniche artistiche, ma con la stessa attenzione per l’uso di materiali naturali ed ecocompatibili e traendo comune ispirazione dalla natura e dall’universo, dall’incessante movimento e mutamento che sono il motore e l’essenza di ogni cosa.

Benny Mangone ha scelto di dar voce direttamente ad Eraclito, così la sua opera Pieces richiama la figura ermetica del filosofo greco, e ne inserisce frammenti del pensiero nella natura, dislocandoli lungo il Naviglio, nei paesi che ospitano Ecoismi.

Benny Mangone, classe 1981, vive e lavora a Mantova.

Così illustra la sua concezione di arte, il suo percorso artistico e la sua produzione: «Nel mio lavoro cerco sempre di rapportarmi con il luogo e il contesto che mi circonda. Il mio obiettivo è quello di proporre degli spazi di azioni e riflessioni che possano creare collegamenti tra l’individuo, la collettività e l’ambiente.

Importante per me nell’arte è l’esperienza e ciò che una mia Opera-Azione (così chiamo i miei lavori) può dare. Mi interessa l’aspetto relazionale e partecipativo, ma cerco di curare nei minimi dettagli anche la forma, perché credo questo sia, in definitiva, il vero lavoro dell’artista: formalizzare un pensiero o un’intuizione.

Nel mio percorso artistico lavoro all’interno di limiti prestabiliti dall’ambiente. Cerco di sperimentare linguaggi e forme che inneschino reazioni, scelte e conseguenti responsabilità in chi partecipa, che non solo coinvolgano a un primo contatto diretto, ma che possano continuare a fermentare nella sensibilità di chi esperisce, anche a posteriori.

Sono molto interessato a tutta l’arte e anche alle questioni della nostra contemporaneità: da questo connubio nascono i miei progetti. Tento di attivare nel mio lavoro delle dinamiche che implicano l’arte, lo spazio pubblico e i rapporti sociali, contrapponendo al concetto ultra capitalistico di sfruttamento e consumismo un concetto etico, che basa la sua procedura sulla “Cura del Mondo”.

Amo dire che “il mio lavoro è fatto del lavoro degli altri”. Penso sia importante questo, cioè avere dei modelli, dei riferimenti e anche degli ideali: sono ciò che caratterizza ed alimenta un’opera, più rimandi e collegamenti e contaminazioni ci sono, più il lavoro acquista valore per me. Non credo nella creazione pura e incontaminata: l’arte è un percorso di incontro e confronto. Per me l’artista è un “cercatore”, uno che tenta, che studia, che fa, rifà e poi rifà ancora e ancora… non si hanno mai risposte, ma si affrontano sempre domande e si intraprendono percorsi ignoti».

È la prima volta che partecipa a Ecoismi? Quali motivazioni l’hanno spinta a partecipare?

Sì. Conoscevo Ecoismi da un po’ di anni e mi piace il lavoro che portano avanti Ylbert Durishti e gli altri, che si danno molto da fare affinché tutto si realizzi come da progetto, cosa che è sempre difficile, in particolare quest’anno, perché abbiamo avuto molte difficoltà a causa del mal tempo. Posso dire che in questi quattro giorni di workshop ho imparato veramente tanto e sono molto soddisfatto dell’esperienza di Ecoismi.

L’idea di un’arte fuori dai musei mi interessa in modo particolare. Per questo motivo ho deciso di partecipare ad Ecoismi. Sto sempre di più direzionando il mio lavoro fuori dalle sedi deputate all’arte, perché credo che l’arte debba sconfinare dai suoi luoghi ovattati ed entrare all’interno del tessuto sociale e far parte della vita quotidiana. La zona di Milano, poi, in particolare, ha una bella storia alle spalle di arte pubblica, se pensiamo al progetto Piazzetta di Sesto San Giovanni oppure a interventi storici fatti da Francesco Garbelli, Fabrizio Rivola, Enzo Umbaca, Pino Modica o Paola Di Bella, per citare solo alcuni. Io voglio continuare su questa strada ed andare oltre.

Com’è nata l’idea di quest’opera?

Quando ho letto il bando di Ecoismi 2016, mi sono concentrato quasi in modo spontaneo sulla figura di Eraclito, un filoso oscuro e solitario, che ho sempre immaginato girare nei boschi, immerso nelle sue riflessioni filosofiche. Eraclito e Socrate sono per me le due figure cardine del pensiero occidentale.

L’opera Pieces è costituita da una serie di citazioni riprese dai “Frammenti” di Eraclito, incise su dei pezzi di travi in legno di dimensioni variabili.

Le travi incise sono 18 e sono state installate a livello terra in ogni sito del progetto Ecoismi, in postazioni da cercare e scoprire, una per ognuno dei comuni di Vimodrone, Cernusco sul Naviglio, Cassina de’ Pecchi, Inzago, Cassano d’Adda e quelle rimanenti nel Parco Adda Nord da Vaprio verso Trezzo. A dire la verità, le travi incise sono in tutto 20, perché ho voluto introdurre una variante dinamica, un gioco enigmistico, che penso ad Eraclito sarebbe piaciuto molto. Senza cambiare il senso degli aforismi, ho sottratto dove potevo alcune lettere dai “frammenti”, per creare con esse due anagrammi in altre due travi. Sono uscite due frasi veramente interessanti. Una trave è facilmente individuabile anche nella sua collocazione, l’altra invece è difficilissima da trovare, ma non impossibile.

Il lavoro riflette le tematiche del progetto Ecoismi (tutto scorre) e si rifà alla figura filosofica ermetica di Eraclito, dislocando pezzi del suo pensiero nella natura circostante.

Lo spettatore si trova cosi ad essere invitato a partecipare o ad incontrare involontariamente nel suo percorso gli aforismi del filosofo, le sue riflessioni sulla condizione umana, sul rapporto con la natura e su una conoscenza che va cercata e vissuta.

L’opera vuole stimolare la ricerca e l’attività partecipativa, la riflessione e l’interrogazione, cercando un dialogo in divenire con l’altro e un’integrazione totale con l’ambiente, avendo come scopo primario il diventarne parte.

In che materiali è realizzata l’opera?

Le frasi sono incise a pantografo su delle travi di legno di dimensioni variabili.

Quali sono state le fasi della sua realizzazione e quanto tempo ha richiesto?

In totale l’opera ha richiesto un mese di lavoro.

Durante la prima fase ho eseguito i sopralluoghi, inciso le frasi sulle travi di legno e procurato tutto il materiale necessario per la realizzazione.

La seconda fase ha previsto, nei quattro giorni di workshop, l’installazione delle travi nei vari luoghi/spazi dell’evento: una volta trasportate le travi e scelto il loro posizionamento, non mi è rimasto altro da fare che scavare a picconate nella terra e ancorarle il più possibile, il resto lo ha fatto la natura.

a cura di Serena Perego

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