Nel giorno di San Valentino in tanti in piazza per il flash mob “One Billion Rising” contro la violenza sulle donne

Nel giorno degli innamorati sono stati molti anche gli uomini che, dando una bella dimostrazione di amore per le donne, hanno partecipato o semplicemente assistito in piazza Gavazzi al flash mob “One Billion Rising”, la danza contro la violenza sulle donne e le bambine organizzata in città per il secondo anno consecutivo dall’Associazione “Clio”, in contemporanea con molti altri Paesi del mondo. La bella novità di quest’anno è stata, infatti, il coinvolgimento dei centauri del gruppo “Harley Davidson Free Souls Bikers”, che si sono schierati, con le loro moto e con al petto un adesivo con la scritta “uomini che amano le donne”, in semicerchio dietro le ballerine, per «simulare un abbraccio alle donne».

Prima del flash mob vero e proprio, sono intervenuti il Sindaco Eugenio Comincini e i portavoce delle associazioni che, insieme a “Clio”, hanno preso parte alla manifestazione: l’“Udi – Donne di oggi”, “Se non ora quando” di Pioltello e il moto club “Harley Davidson Free Souls Bikers”.

Il Sindaco ha ringraziato le Associazioni non solo per aver organizzato anche quest’anno un momento di richiamo dell’attenzione su una tematica che sta affliggendo la civiltà mondiale e che pone una questione prima di tutto culturale, ma anche per il loro costante impegno nel corso di tutto l’anno nell’organizzazione di iniziative che focalizzano l’attenzione e sensibilizzano le persone su questo argomento. Ha inoltre ricordato come la lotta alla violenza passi attraverso i comportamenti di ciascuno di noi e quanto sia importante lavorare per offrire una rete di aiuto e protezione alle vittime.

Zaira Galimberti, la portavoce dell’”Udi”, ha sottolineato come negli otto anni di attività dell’Associazione a Cernusco il tema della violenza contro le donne non è mai stato abbandonato. Per dire con forza all’opinione pubblica che la violenza sulle donne deve finire, lo scorso novembre anche il gruppo Udi di Cernusco ha partecipato alla grande manifestazione nazionale di Roma. «Abbiamo una storia di lotte e conquiste alle nostre spalle, se sappiamo rimanere unite saremo una forza possente. Oggi danzeremo per piantare semi e invitare altre donne a far parte di questa rinascita», conclude Galimberti.

Betty Collura, cofondatrice di “Se non ora quando” Pioltello, ha focalizzato l’attenzione sul problema dei centri antiviolenza, che negli ultimi anni stanno chiudendo per mancanza di fondi, nonostante la legge 119 del 2013, che prevede lo stanziamento alle Regioni di 10 milioni all’anno per i centri antiviolenza. «È inutile parlare di violenza e fare bei discorsi se poi nella pratica i fondi non arrivano o vengono utilizzati solo in parte per i centri. Siamo qui per sollecitare il Governo a costringere le Regioni a impegnare i fondi per questo scopo», tuona Collura, che aggiunge: «Dobbiamo poi andare alla radice per contrastare la violenza, e ciò vuol dire attuare un programma di educazione di genere, dalla scuola materna alle superiori. Senza questi progetti, le donne continueranno a morire: nel 2016 quelle morte sono state 118, per cui non si tratta ormai di piani straordinari, bensì ordinari. Spero che tutte le donne e gli uomini che sono qui stasera, soprattutto gli uomini – perché è un problema innanzitutto loro – si impegnino personalmente per contrastare la violenza concretamente giorno per giorno».

E a proposito di uomini, l’ultimo intervento è stato quello di Lorenzo Tedesco, vicepresidente dei “Free Souls Bikers”, che ha rimarcato come il fenomeno della violenza sulle donne sia una questione di rapporto tra uomo e donna e un’emergenza sociale che deve essere combattuta alla radice, educando i ragazzi al rispetto: «Abbiamo il dovere di preparare le nuove generazioni a non commettere gli stessi errori», dice Tedesco, che conclude: «Siamo qui oggi per dire basta alla violenza, uomini e donne insieme. Le nostre moto sono schierate in semicerchio per simulare un abbraccio a tutte le donne del mondo».

Prima della danza, l’artista performativa Sabrina Garatti si è esibita in una toccante performance, declamando la poesia da lei scritta per l’occasione Non fa rumore, non fa abbastanza rumore, vestita di bianco, simbolo della purezza, e utilizzando come scenografia solo una panchina ricoperta da un drappo rosso sangue e un vaso di rose rosse.

Poi finalmente, sulle note dell’emblematica colonna sonora dell’evento, Break the chain, donne, ragazze e bambine si sono scatenate nella danza, sprigionando tutta la loro energia, per manifestare la libertà e la sacralità del loro corpo, esprimere il loro sdegno e invocare una nuova presa di coscienza volta a spezzare le catene della violenza.

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