Pignoramenti immobili: se la casa non viene venduta dopo il terzo tentativo di ribasso, il bene ritorna nella completa disponibilità del proprietario.

E’ entrata in vigore la riforma delle procedure esecutive immobiliari con la pubblicazione del 3 maggio 2016 sulla Gazzetta Ufficiale, e prevede una vera e propria rivoluzione nell’ambito dei pignoramenti di case, appartamenti, terreni e, in generale, qualsiasi altro immobile, stabilendo un tempo massimo di sei mesi dell’iter e una semplificazione generale, evitando inoltre il rischio di un deprezzamento dell’immobile per via del ribasso della base d’asta.

Ecco in dettaglio i principali cambiamenti previsti dal nuovo decreto banche che regola la gestione dei crediti in sofferenza e il recupero crediti:

  • 18 rate mensili non pagate, anche non consecutive, come condizione di inadempimento da parte del consumatore, al posto delle 7 previste inizialmente;
  • la restituzione o il trasferimento del bene dato in garanzia o dei proventi derivanti dalla vendita del bene comportano l’estinzione del debito stesso, anche nel caso in cui i ricavi della vendita dell’immobile siano inferiori al debito residuo. Nel caso i proventi siano invece superiori al valore del debito residuo, il cliente ha diritto a incassare l’eccesso;
  • se l’immobile pignorato non verrà venduto entro il terzo tentativo d’asta, la procedura esecutiva verrà chiusa e il bene torna ad essere di proprietà del debitore. Di conseguenza, sarà più semplice liberare l’immobile dal pignoramento e dall’ipoteca. Tuttavia, il giudice può comunque disporre una quarta asta quanto il terzo tentativo di vendita è stato disertato o per la mancanza di istanze di assegnazione. In questo caso il giudice può fissare un prezzo base di vendita inferiore al precedente, purché non scenda oltre il limite della metà;
  • riduzione del tempo, concesso al debitore, per proporre opposizione agli atti dell’esecuzione forzata notificato dalla banca, tempo che attualmente è fissato, dal codice di procedura civile, in 20 giorni (un termine, invero, già abbastanza ridotto che spesso obbliga il legale a improntare opposizioni molto sommarie e generiche). Si tratta delle opposizioni aventi ad oggetto irregolarità formali (per quelle sostanziali, invece, non esistono termini per l’opposizione);
  • Viene poi disposto che tutti i decreti ingiuntivi notificati dalle banche siano provvisoriamente esecutivi, almeno per le somme non contestate, anche in presenza di un’opposizione del debitore. Questo significa che all’istituto di credito basterà notificare il provvedimento di ingiunzione per procedere direttamente all’esecuzione forzata nei confronti del debitore, anche se questi si è rivolto al tribunale per contestare il credito.

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