“Il sole tra le mani”, il nuovo romanzo metafora sull’uomo contemporaneo di Roberto Ritondale, alla Bottega del libro. Intervista all’autore

Questo sabato, 25 marzo, dalle ore 17.00, la Bottega del libro ospiterà il redattore dell’ANSA e scrittore di racconti e romanzi Roberto Ritondale, con la sua ultima fatica letteraria, Il sole tra le mani (Leone editore). Un gradito ritorno in città, quello dello “scrittore ambulante” nativo di Pagani (Salerno), che lo scorso aprile aveva presentato in Bottega il suo precedente romanzo, Sotto un cielo di carta, edito sempre da Leone editore, vincitore di ben sette premi. Dopo questo successo, lo scorso gennaio Ritondale è tornato in libreria con la sua nuova “creatura”, Il sole tra le mani. Il romanzo, ambientato nei mesi a cavallo tra il 2004 e il 2005, narra la vicenda di Aldo Montesi, emigrato da Milano a Napoli, un uomo incapace di provare emozioni, a causa della vita emozionalmente complessa che ha alle spalle: cresciuto senza aver mai avuto accanto il padre, scomparso in circostanze misteriose, e divenuto orfano di madre, morta in un incidente aereo nel pieno della sua adolescenza, ha sviluppato una cronica incapacità ad instaurare relazioni stabili e non sa reagire alla sua vita apatica. È così diventato una specie di “voyeur del lutto”, che “ruba lacrime straniere” nei cimiteri più strani. Finché la sua vita subisce una svolta inaspettata, a causa di due eventi che gli impongono necessariamente una reazione: le minacce di un gruppo criminale, con il quale lo zio che lo ha cresciuto sembra aver intrecciato rapporti poco chiari, e un surreale dialogo con un dipendente del cimitero, che vuole a tutti i costi convincerlo ad acquistare un “loculo matrimoniale e vista mare”. Il protagonista intraprende allora un cammino a ritroso nel suo passato, attraverso dolorosi passaggi che lo metteranno di fronte a scomode e terribili verità; un viaggio catartico nel corso del quale capirà che solo “distruggendosi” potrà rinascere, porre fine alle sue eclissi per “abbracciare” la luce, riscoprendo la gioia di vivere e di aprirsi agli altri.

In questa intervista l’autore ci rivela qualcosa in più sul libro.

Com’è nato questo tuo ultimo romanzo?

Da due idee e da una necessità. La prima idea è quella di un uomo che frequenta cimiteri per rubare lacrime straniere: uno strano voyeur del lutto. La seconda è un’idea che mi diverte molto: un uomo va a caccia di tutte le foto che lo riguardano per distruggerle. Distruggersi, metaforicamente, per poter rinascere. Oggi, con le foto digitali postate dappertutto, sarebbe impossibile. Ma il romanzo è ambientato nel 2004, epoca pre-social. Intorno a queste due idee ho costruito una trama che rispondesse a una mia necessità: affrontare il tema della solitudine. In questa epoca siamo tutti più soli, nonostante ci sembri di aver moltiplicato le nostre conoscenze. Tuttavia c’è anche un aspetto positivo, nella mia riflessione: la solitudine, come dice il protagonista del romanzo, è il coraggio di frequentare se stessi.

 Per il protagonista ti sei ispirato a qualcuno in particolare?  

Nella parte iniziale del testo mi sono ispirato un po’ allo Straniero di Camus, un uomo incapace di reagire. Tuttavia le eclissi del protagonista del mio romanzo, Aldo Montesi, sono un po’ anche le mie. Non a caso ho dedicato il libro ai miei amici, che continuano a volermi bene nonostante la mia tendenza a eclissarmi.

Il libro è metaforico, a partire dal titolo; in che senso si può definirlo una metafora sull’uomo contemporaneo?

Il sole tra le mani, pubblicato con coraggio da Leone Editore, è un romanzo metafora sull’uomo dei nostri giorni schiacciato dalla civiltà dell’immagine e incapace di definire una propria identità. Incapace, soprattutto, di riempire il vuoto interiore che lo condanna alla solitudine. Ma il finale è un inno alla speranza, indica una via per uscire dallo stato di solitudine: accogliere, abbracciare, aprirsi agli altri.

Citi delle frasi di Pessoa: è un autore a cui ti senti particolarmente legato?  

Pessoa è stato ed è per me un punto di riferimento. Quando l’ho scoperto, tanti anni fa, mi sono sentito meno solo, meno anomalo: leggendo Una sola moltitudine ho capito e gestito meglio le mie inquietudini, della mia complessità ho fatto ricchezza. Amo talmente tanto questo autore da aver studiato portoghese, per essere in grado di leggerlo nella sua lingua originale. Per questo ho voluto che l’epigrafe del testo, una frase di Pessoa, venisse lasciata in portoghese.

Il passato del protagonista cela terribili verità: c’è dunque anche una vena noir questa volta?

Come ha detto Cinzia Tani alla presentazione del romanzo a Roma, il libro è «un thriller senza scena del delitto. È un viaggio mozzafiato, i colpi di scena tengono il lettore con il fiato sospeso». Credo che questo libro sia a metà strada tra romanzo di formazione e noir, ma c’è anche un pizzico di picaresco, un genere un po’ dimenticato.

 Lo stile è a tratti ironico: come mai questa scelta?

Non credo sia stata una scelta. Ironia e malinconia sono le cifre del mio linguaggio, della mia narrativa e anche della mia anima. E poi, come ha detto Maurizio de Giovanni, «un autore napoletano non può fare a meno di scrivere parti comiche anche nei testi più drammatici». Concordo pienamente.

Come nel precedente romanzo c’è molta attenzione ai nomi dei personaggi, spiegaci meglio

A me piace molto giocare con il lettore, sfidarlo a trovare significati e simboli nascosti. E mi piace immaginare i miei testi come torte millefoglie, romanzi a strati. Questa volta i cognomi dei personaggi principali sono degli anagrammi: Cimarea, Ficara e Operau nascondono in realtà i nomi di tre continenti. Vediamo se i tuoi lettori hanno voglia di indovinare quali sono!

Presentazione del libro Il sole tra le mani di Roberto Ritondale
Conduce Carmen Lo Presi, responsabile di redazione de ilpunto24.it
Sabato 25 marzo, ore 17.00
Bottega del libro, via Bourdillon 11, Cernusco sul Naviglio

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