Svolta sull’omicidio di Gabriella Fabbiano: arrestato l’ex compagno Mario Marcone.

«Sono stato io. Abbiamo litigato, ero geloso, le ho sparato in piena notte, durante una lite»: è la confessione rilasciata davanti al pm titolare delle indagini e al proprio legale da Mario Marcone, l’operatore ecologico ex compagno di Gabriella Fabbiano – la donna residente a Cernusco nella “cort de la Viscontina” trovata cadavere nella cava Merlini lo scorso 5 dicembre – dopo l’arresto, avvenuto nella serata di ieri. L’uomo è crollato sotto il peso degli indizi: le tracce di sangue riscontrate dai Ris di Parma sulla sua automobile e altre macchie, nelle quali era impresso il dna della vittima, trovate nella sua camera da letto. È proprio all’interno della sua abitazione di Pioltello – secondo il racconto di Marcone –  che, in preda a una crisi di gelosia, avrebbe ucciso Gabriella, con un colpo letale in testa, in seguito a una lite. Il femminicidio risalirebbe al 30 novembre; in seguito l’uomo si sarebbe tenuto in casa la fidanzata morta quattro giorni e quattro notti, studiando il modo migliore per liberarsi del suo corpo. E qui entra in gioco un amico, Fabrizio Antonazzo, un sessantenne di Cernusco, che Marcone dice di aver coinvolto nell’operazione di occultamento del cadavere, legato mani e piedi e attaccato a tre blocchi di cemento, che avrebbero dovuto tenerlo sul fondo del laghetto della cava Merlini. I due hanno aspettato il buio della domenica referendaria per scaricare la salma incellofanata di Gabriella sul fondo del laghetto, che – nelle loro intenzioni – avrebbe dovuto essere la sua tomba per sempre. Marcone avrebbe gettato lì anche la pistola, che però finora non è stata ancora trovata.

Ora l’ex fidanzato, che fino a pochi giorni fa si difendeva dicendo di non saperne niente e di essere stato solo amico di Gabriella, senza avere mai avuto una relazione con lei, è accusato di omicidio volontario, porto illegale d’arma da fuoco e soppressione di cadavere. Per quanto riguarda il complice Antonazzo, dovrà rispondere in relazione ai reati di soppressione del cadavere della 43enne, concorso in porto illegale di armi e favoreggiamento personale.

È dunque risolto il triste caso della morte della “donna del lago”, che si è rivelato essere, come nei sospetti iniziali degli inquirenti, un omicidio a sfondo passionale, l’ennesimo femminicidio mosso dal movente dalla gelosia, la stessa gelosia malata che tempo fa era costata a Marcone due anni di carcere, per aver investito, tentando di ucciderla, l’ex moglie, proprio a Cernusco.

A cura di Serena Perego

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