Tante risate all’Auditorium Maggioni con lo spettacolo “Calandrino e la pietra magica”, portato in scena dai ragazzi del corso di teatro del maestro Pertica

Quando si parla di Calandrino, lo sciocco personaggio del Decameron di Boccaccio, che cade sempre vittima delle beffe ordite ai suoi danni – si sa – il divertimento è assicurato. E le risate non sono certo mancate durante lo spettacolo “Calandrino e la pietra magica”, messo in scena dal maestro Marco Pertica e dai ragazzi del suo corso di teatro, sabato 20 e domenica 21 maggio, presso l’Auditorium Maggioni. La rappresentazione ha concluso il corso di teatro per adolescenti che da vari anni Pertica, maestro della scuola primaria di via Manzoni ora in pensione ed esperto di teatro, tiene in città. A quest’ultimo corso hanno partecipato una quindicina di ragazzi delle medie, tra cui, come sempre, molti ex allievi, che si sono incontrati con il maestro ogni mercoledì pomeriggio, a partire da ottobre, presso l’Infopoint della Pro Loco, che quest’anno si è presa in carico l’organizzazione del corso e ha messo a disposizione la propria sede per le prove, definendo «un onore poter sostenere la formazione culturale, soprattutto quando si tratta di giovani». Durante il corso i ragazzi hanno potuto esplorare il magico mondo del teatro, imparare a recitare con la corretta dizione, potenziare i canali di comunicazione individuali, quali la mimica, la gestualità e il movimento; prendere confidenza con il proprio corpo, ma anche relazionarsi con gli altri, mettersi in gioco e vivere emozioni. Alla fine del percorso, per saggiare le competenze acquisite, si sono cimentati in uno spettacolo ispirato alla novella narrata nell’ottava giornata del Decameron di Boccaccio Calandrino e l’elitropia. Il protagonista Calandrino è un pittore fiorentino che incarna il popolano rozzo e tonto; convinto però di essere furbo, cerca di beffare gli altri, ma rimane sempre puntualmente vittima degli scherzi più atroci tramate alle sue spalle, soprattutto dagli altri due pittori Bruno e Buffalmacco. In questa novella, Bruno e Buffalmacco, per organizzare l’ennesima beffa ai danni di Calandrino, si servono dell’aiuto di Maso del Saggio, il quale racconta a Calandrino numerose fandonie, svelandogli l’esistenza di una pietra nera magica che rende invisibili, l’elitropia, che si troverebbe sul greto del fiume Mugnone, lì vicino. Calandrino, non resistendo alla tentazione (e pregustando la possibilità di arricchirsi illecitamente una volta invisibile, rubando i fiorini sui banchi dei “cambiatori” della città), propone a Bruno e Buffalmacco di organizzare una spedizione per recuperare la pietra dalle mirabili doti. I due compari, intravedendo la possibilità di burlare l’amico, accettano di buon grado, e così, una domenica mattina, si recano tutti e tre al Mugnone. Una volta giunti qui, Calandrino si getta su tutte le pietre nere che vede. Gli amici iniziano allora a far finta di non vederlo e, fingendosi arrabbiati per essere stati abbandonati da lui, ne approfittano per prenderlo a calci e sassate. Convinto di aver trovato la famosa pietra e di essere diventato invisibile, Calandrino sopporta in silenzio e torna a casa tutto contento. Ma appena entrato, la moglie lo rimbrotta aspramente per il ritardo con cui è arrivato a pranzo. Vedendosi scoperto e certo che la donna abbia spezzato l’incantesimo dell’elitropia, la picchia arrabbiatissimo. Corre poi a raccontare l’accaduto agli amici che, trattenendo a stento le risate, gli spiegano che la colpa è solo sua, dal momento che si sa come sia appunto una prerogativa femminile quella di far “perdere la vertù alle cose” e che dunque non deve prendersela con la moglie. Il povero Calandrino si ritrova così beffato per l’ennesima volta e per di più con la casa piena di pietre.

I giovanissimi attori hanno dimostrato bravura nella recitazione di un testo non facile; alcuni di loro si sono anche esibiti in brevi scene di canto e ballo. Anche il regista Pertica e la maestra Elena Massini, che ha collaborato alla messinscena, hanno preso parte allo spettacolo, recitando il primo negli spassosi panni della moglie di un venditore di prosciutti, la seconda in quelli della marchesa di Fiesole, in due divertenti quadri iniziali aggiunti dal regista alla trama della novella.

Ben studiata ed efficace la scenografia, che ha saputo ricostruire gli ambienti e le atmosfere della Firenze di allora; azzeccati anche i curatissimi costumi.

«È stato un lavoro intenso e faticoso, ma ne è valsa la pena», ha commentato alla fine dello spettacolo il maestro Pertica, che ha voluto ringraziare i genitori e i nonni dei ragazzi per l’aiuto nelle scenografie e nei costumi. «Spero di poter ripetere l’esperienza anche il prossimo anno», ha concluso il regista.

 

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Alcuni momenti dello spettacolo

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