«Siamo tutti già sotto controllo, sotto una dittatura di Internet». A metterci in guardia è Roberto Ritondale, che lo scorso sabato ha presentato alla Bottega del libro il suo romanzo Sotto un cielo di carta, ambientato in un futuro minacciosamente vicino.

Sabato 30 aprile la Bottega del libro si è riempita di origami colorati, proprio come quelli presenti sulla copertina del romanzo Sotto un cielo di carta (Leone editore) che l’autore, Roberto Ritondale, ha presentato, con la partecipazione di Roberto Spoldi, coordinatore del Gruppo di lettura di Segrate, che ha condotto l’incontro, e di alcuni ragazzi del liceo classico dell’Itsos Marie Curie, che hanno dato voce a due brani del libro.

Un romanzo distopico, ambientato in un’immaginaria Grande Nazione del Nord, governata dal regime del generale Sainon sulla base di una nuova ideologia, il “controllismo”. Perché tutto sia tracciabile (dai sentimenti alle letture), per sorvegliare in ogni minimo dettaglio la vita dei cittadini, la dittatura proibisce l’uso della carta. L’unico modo possibile per leggere e informarsi è utilizzare un tablet collegato a un grande server governativo. Ma il protagonista, il poetico e sognante ex cartolaio OdalClean, la cui famiglia è composta dalla moglie Hanna, la nipote Nora e la figlia Marie, una giornalista da molti anni in esilio e affiliata al Comitato di Liberazione, non ha intenzione di arrendersi e a suo modo combatte per la libertà.

Leggendo la trama, non si può fare a meno di richiamare alla memoria due capolavori della fantascienza:1984 di Orwell e Fahrenheit 451 di Bradbury. «Il mio è un esplicito omaggio a Orwell e Bradbury, i due grandi autori distopici che hanno segnato anche la mia coscienza. Non a caso, il numero del codice con cui nel mio romanzo il regime abolisce la carta è 2435,che è appunto la somma di 1984 e 451», rivela infatti l’autore.

Nativo di Pagani e giornalista dell’Ansa, Ritondale è un uomo dotato di un’innata simpatia. È sicuramente un tipo singolare: si dichiara sposato con la scrittura e si definisce uno scrittore ambulante, perché viaggia dappertutto e presenta il libro dappertutto, anche a domicilio, in cambio solo di un buon caffè. Come ogni viaggiatore che si rispetti, porta con sé una valigia, piena di…carta, di tutti gli oggetti in carta che ancora usiamo senza rendercene neanche conto e quelli che stanno scomparendo, che le nuove generazioni non usano più, per ricordarli, per ricordare che la carta è memoria, come nel caso delle fotografie, ma è anche legata alla musica e al cibo ed è «un simbolo rivoluzionario, perché nella storia ha sempre avuto un ruolo fondamentale per la circolazione delle idee libere».

La carta Ritondale la indossa anche, in un certo senso: sulla sua felpa sono stampati gli origami colorati che “volano” sulla copertina del suo libro e ne ispirano il titolo, quando in un brano cadono dal cielo, contenenti un invito alla liberazione, e al protagonista Odal«sembra di essere sotto un cielo di carta».

Un grande amore, quello di Ritondale per la carta: «non potrei farne a meno. Come il personaggio dello scrittore del mio libro, che da quando è nato il regime non scrive più perché scriveva solo a mano e si rifiuta di farlo a computer, anch’io spesso scrivo ancora a mano; almeno per la partenza di un racconto o un romanzo, non so scrivere direttamente a computer. In verità, ho scritto questo libro proprio per esorcizzare la paura che scompaia la carta. L’idea mi è venuta vedendo sul treno un bambino che cercava di allargare con il dito un’immagine su un giornale e ho pienamente realizzato quanto i bambini e i ragazzi, nativi digitali, abbiano un rapporto desueto con la carta. Proprio ai ragazzi volevo rivolgermi in particolar modo e per questo ho usato un linguaggio volutamente semplice».

E così l’autore immagina nel futuro uno Stato del Nord governato dal “controllismo”, un mondo in cui tutto ciò che esiste esiste già nella realtà odierna, per accentuare la percezione che «il futuro purtroppo è già qui, lo spiega con chiarezza Edward Snowden nel suo illuminante saggio dal titolo Sotto controllo. In cambio di una presunta maggiore sicurezza, abbiamo consegnato ampi pezzi della nostra privacy. Siamo già tutti sotto controllo. E non solo attraverso internet: ci controllano anche grazie alle videocamere, ai bancomat, ai telepass, alle card dei supermercati e dei negozi. Con la paura del terrorismo, poi, ci hanno chiesto di cedere un’altra grande fetta della nostra libertà individuale. Il pericolo è l’affermarsi di una forma di democrazia fittizia, che ci fa credere che tutti controllino tutti, invece il potere resterà sempre nelle mani di pochi eletti. Come scrivo nel romanzo, “la rete si era fatta ragnatela, imprigionando invece di liberare”, “internet si era rivelato un grande imbroglio, allontanando le persone invece di avvicinarle”».

Il libro impone dunque una riflessione sul tema quanto mai attuale della libertà d’informazione ed espressione, vuole lanciare un allarme e spingere a fare un uso più moderato e consapevole dei mezzi tecnologici.

Ma, oltre a questo fondamentale aspetto di riflessione e denuncia, c’è anche tanto altro: «c’è molto amore, molto sentimento. Tutto viene visto attraverso la prospettiva privata di una famiglia e delle sue vicende quotidiane», dice infatti l’autore. Ma c’è anche molto di Roberto Ritondale: «Marie, la figlia di Odal, è una giornalista come me e vi è anche il personaggio dello scrittore. Inoltre, ho pescato nel mio vissuto emozionale: Odal è infatti l’anagramma di Aldo, che era il nome di mio padre, a cui ero molto legato e che ho rivisto in questo personaggio pieno di senso di giustizia; i miei genitori si sono conosciuti proprio come Odal e sua moglie Hanna, ballando un valzer alla festa del Paese».

a cura di Serena Perego

 

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