Il viaggio dei migranti africani raccontato in “Lampa Lampa”, l’ultimo romanzo di Lello Gurrado.

Questo sabato, 13 maggio, alle ore 16.00, nell’ambito della rassegna “Maggio d’autore”, lo scrittore e giornalista Lello Gurrado presenterà in Biblioteca il suo ultimo romanzo, Lampa Lampa (edito da Radici Future), che conclude quella che lui definisce una trilogia sui temi dell’immigrazione e del razzismo, iniziata nel 2014 con Fulmine (Marcos & Marcos), storia di un ragazzo coraggioso che si batte contro il razzismo e le discriminazioni, e proseguita lo scorso anno con Nel gommone (Edizioni del Gattaccio), raccolta di racconti antirazzisti grotteschi e paradossali. In Lampa Lampa protagonisti sono proprio i migranti africani e i loro viaggi della speranza attraverso il deserto e il Mediterraneo, per cercare di raggiungere il primo avamposto europeo, l’isola di Lampedusa, che loro chiamano Lampa Lampa.
Anche Sulley, un ragazzo originario del Gambia, il più piccolo Stato africano e uno dei più poveri, spinto dal desiderio di trovare in Occidente possibilità di lavoro e condizioni di vita migliori, ha intrapreso il lungo viaggio, in compagnia dell’amico Abraham e con indosso la maglietta, da cui non si separa mai, del suo idolo calcistico Leo Messi. Da ormai sei mesi, però, non fa avere sue notizie ai genitori, sembra sparito nel nulla. Per papà Taiwo e mamma Maryan non può essere annegato, non lui, che nuota come un pesce. Il padre prende allora una decisione difficilissima: andare lui stesso a cercarlo, ripercorrendo lo stesso itinerario.
Comincia così il viaggio parallelo di Taiwo, che, a differenza degli altri migranti, non lascia il suo Paese per costruirsi un avvenire lontano da guerre disumane, dalla fame e dalla mancanza di prospettive, ma solo per ritrovare l’amato figlio. Sarà un viaggio difficilissimo, che metterà a dura prova il fisico e l’animo di Taiwo. Su camion ansimanti sovraccarichi di persone stipate le une contro le altre, il coraggioso padre attraverserà Mali, Burkina Faso e Niger, da dove inizierà la traversata del deserto, fino a raggiungere l’inferno delle carceri libiche. Durante il viaggio, svolto in compagnia del giovane Bibal, che nasconde un inconfessabile segreto, Taiwo incontrerà vittime e “carnefici” (mercanti di uomini, banditi e poliziotti corrotti che a ogni tappa chiedono soldi ai migranti per lasciali proseguire, trafficanti spesso collusi con coltivatori schiavisti), sopporterà enormi disagi, sarà testimone di inaudite violenze, come quelle sessuali sulle donne e le bambine da parte dei carcerieri libici; ascolterà i tragici racconti dei migranti scappati dalle guerre di bande che lacerano i loro Paesi.
E poi, finalmente, affronterà la traversata del Mediterraneo, su una carretta traballante, sempre in balia dei trafficanti. Una roulette russa in cui basta un attimo a fare la differenza tra la vita e la morte. Taiwo ce la fa e nel centro di accoglienza dell’isola ricomincia la ricerca del figlio. Ma Sulley lì non c’è e – colpo di scena! – in realtà non ci è mai arrivato. Perché? Cosa gli è successo? A questo punto la storia torna indietro, a raccontare il viaggio di Sulley, per far scoprire al lettore cosa gli è accaduto. Alla fine sarà proprio la maglietta di Messi l’elemento chiave che consentirà al padre di ritrovare il figlio e a Sulley di realizzare il suo sogno, in un lieto fine dal sapore quasi fiabesco.

Immaginazione e realtà si mescolano nel libro: la storia, di pura fantasia, si basa, nella ricostruzione delle tappe del viaggio, sulle testimonianze di immigrati senegalesi e gambiani, raccolte dall’autore nei centri di accoglienza, nel corso della sua lunga carriera giornalistica. Azzeccata anche la scelta di inserire a tratti nella narrazione vere fiabe e leggende africane, che allentano la tensione e trasportano il lettore nella cultura africana. Ma soprattutto, con il suo stile come sempre essenziale ed efficace, in Lampa Lampa Gurrado sa offrirci un quadro realistico, crudo e allo stesso tempo toccante, del problema dell’immigrazione, la cui vera essenza è perfettamente riassunta in questa riflessione di Taiwo: «L’Africa non sarà mai un continente come gli altri.
E sai perché? Perché ci manca il senso di appartenenza. Nessuno è consapevole e tanto meno è fiero di essere africano, ognuno è figlio del proprio Paese punto e basta. Gli altri sono americani, europei, asiatici, noi siamo senegalesi, etiopi, nigeriani, egiziani, gambiani, libici, ghanesi. Non ci sentiamo africani, diamo l’impressione di vergognarcene e invece dovremmo esserne orgogliosi, perché l’Africa è il continente più antico, quello in cui ha avuto origine l’umanità. L’Africa è il posto più bello del mondo, nessuno ha questo cielo, questo sole, questo mare. L’africa è il continente più ricco di storia ed è doloroso vederlo ridotto così: violento, rabbioso e inospitale. I giovani scappano, ci sono guerre dappertutto, i diritti umani vengono regolarmente calpestati. Perché?».

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